IL PESO DELLA LEGGEREZZA. LA CHIAMANO SUPERFICIALITÀ, IO LA CHIAMO AMORE PER SE STESSI

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E da un po’ che non scrivo nel blog, ormai, da quando uso Instagram come taccuino per i miei sproloqui, riverso lì tutti i miei pensieri e questa cosa non mi piace troppo.

Penso spesso alla superficialità.  A come troppe volte si palesi nel mondo dei social e ancor peggio nella #vitavera .

Tanti dicono che la vita vada presa con leggerezza, ma se si fa della leggerezza il proprio cavallo di battaglia, alle volte dovrebbe essere (contro) bilanciata con qualcosa di più reale e tangibile.

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Moltissime volte mi sono sentito dare del superficiale (e questo mi ha impaurito); in effetti potevo e potrei dare tuttora questa idea; il mio amore per il bello, il fatto che io curi il mio aspetto fisico, la mia mania per l’ordine esteriore, non sono sinonimi di superficialità; magari è solo un modo per compensare il grande caos e profondità che c’è all’interno e poi anche un modo per (aver imparato a) volermi più bene. Ma si sa, giudicare è facile, leggere (non tanto tra le righe) un po’ meno… figuriamoci capire. Non mi vergogno di volermi più bene e di voler apparire sempre al meglio, non in modo maniacale come un tempo ma, la cura dell’esteriore fa bene anche al nostro interiore.

Rifletto a come e a quanto le persone cambino e, ahimè, a quanto alcune non cambino e rimangano fossilizzate nel proprio essere, senza crescita, evoluzione e variazione del proprio carattere. Rimangono di facciata, ostentando una parte di loro che gli appartiene solo in minima percentuale.

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Un tempo ero fermamente convinto che: “come nasci, rimani”; sbagliavo , sbagliavo enormemente. Il carattere si può plasmare, viene sapientemente modellato dagli eventi, dalle persone, dal tempo e dalle esperienze.

Un po’ come il vaso di creta della Demi Moore in Ghost. Tu cerchi di renderlo perfetto, ma arriva qualcuno o qualcosa che te lo stravolge completamente cambiandogli i connotati;  può essere in bene o in male, ma sempre di cambiamento si tratta.

Rido nel pensare allo Stefano che faticava a mettersi in gioco, a mostrarsi per quello che è, quello che anche per andare a buttare la spazzatura a 100 metri da casa doveva essere impeccabile perché. “non si sa mai, metti che incontro qualcuno”.

(Sor)rido nel vedere come troppe persone siano ancora ferme al pensiero di dover essere “perfette” e alla superficialità esistenziale alla quale hanno fatto voto. Mostrano, ostentano e purtroppo non riescono più a raccontare l’interiorità che, ormai, il più delle volte, è quello che ci rende unici e realmente diversi dagli altri.


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La vita è un compromesso tra piume e piombo.

Mio padre, quando ero bambino, mi chiedeva spesso: “È più pesante un chilo di piume o un chilo di piombo?”

La risposta più naturale sarebbe quella di pensare al chilo di piombo; invece un chilo è sempre un chilo, l’importante è dosare sapientemente la leggerezza e la pesantezza, la superficialità e la profondità.


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