QUANDO IL "TI VOGLIO BENE" DIVENTA UN "AMICO"

Ti Voglio Bene

Perché alcune persone usano il “ti voglio bene” a caso?

C' è sempre più la tendenza ad usare parole senza senso, completamente decontestualizzate, senza pensare al loro vero significato e alle reazioni emotive che possono scatenare in chi le ascolta o le legge.

Mi è capitato di sentirmelo dire da persone che a malapena conosco, con cui ho condiviso solamente delle chiacchiere in una serata, solamente perché si trovavano d’accordo con quello che penso, oppure, perché anche nei social, ho un educazione e sensibilità e rispondo ai messaggi o domande che mi si fanno.

Poco tempo fa una ragazza (Sara), mai vista né conosciuta, (anche questo è ciò che amo nell’avere un blog) mi ha contattato per chiedermi un consiglio riguardo allo stile da dover adottare dopo essere stata lasciata dal fidanzato, essere fortemente dimagrita e avere cambiato la sua visione della vita e di lei come donna, avendo passato anni della sua storia a dover piacere al compagno e non a se stessa.

Il mio consiglio è stato semplicissimo:

“... se la vera Sara è quella che sei diventata e sei ora, sii te stessa indossa ciò che ti piace e che ti sta bene, mi raccomando, sii obbiettiva con te stessa e non metterti capi che oggettivamente non fanno parte del tuo essere, solo perché sono di moda adesso. Cerca sempre di sentirti a tuo agio con ciò che indossi, se hai una personalità forte non occorre che ti tingi i capelli rosso fuoco, non serve, e in oltre bisogna saperlo portare come colore. Hai un bel castano naturale, al massimo, visto che andiamo incontro all’estate schiarisci leggermente le lunghezze, fidati spiccherai per il tuo bel viso, per il fisico mozzafiato che hai guadagnato con tutti i tuoi sacrifici e per la tua personalità. Non serve che ti agghindi come un albero di natale per farti notare, una bella longuette fasciante (hai due belle gambe e lato b) un tacco e una camicia sono più che sufficienti per affrontare il colloquio di lavoro che ti preoccupa. Dalle foto vedo che ti sai truccare molto bene, non mi permetto di mettere becco su questo… un piccolo consiglio, non usare troppo eyeliner ti intristisce e rimpicciolisce gli occhi, piuttosto enfatizzali con il mascara... come se piovesse. Mi fa veramente piacere tu mi abbia scritto e spero che queste due stupidate di consigli che ti ho dato possano servirti”.

La sua risposta mi ha totalmente spiazzato. “Grazie sei stato gentilissimo, questo è il mio numero … se ti va ci possiamo sentire cosi sento anche la tua voce… grazie ancora! Ti voglio bene”.

La mia reazione è stata immediata l’ho chiamata la sera stessa e dopo un po’ di convenevoli le dico: “… posso chiederti come mai mi hai scritto “ti voglio bene” che neanche mi conosci?” e lei con una trasparenza che mi ha disarmato ha risposto: “sai.. hai ragione, ma è da un po’ che ti "studio" e avere letto quelle parole da parte tua, mi ha fatto capire che avevo bisogno di avere delle conferme dal mondo maschile che tu mi hai dato e quindi mi è venuto naturale scrivertelo. Ma in effetti hai ragione, non ti conosco, fai finta che non te l’abbia scritto”.

Quella fu solo la prima delle tante telefonate che ci siamo fatti e ci facciamo, (Sara vive in Sicilia, non proprio dietro l’angolo) telefonate che hanno aiutato a costruire una bella amicizia che forse un giorno ci porterà a dirci “Ti voglio bene”.

Queste tre parole sono importanti, perché vengono usate tanto per dire? Solo per fare delle lusinghe o accaparrarsi la benevolenza di qualcuno? C’ è troppa superficialità nell’uso di questa frase, la maggior parte delle volte neppure sentita, ma usata solo per leccaculismo o per rabbonire.

E’ vero, tutti siamo sensibili alle lusinghe, ma se le lusinghe sono riferite al nostro modo di essere, al nostro look in un determinato momento, al comportamento in una determinata situazione, ma dire le tre paroline magiche senza un reale motivo e sentimento, mi sembra veramente troppo.

Forse ho imparato a dare la giusta importanza alle parole ed al loro significato, ma qualsiasi frase o parola detta senza senso mi fa letteralmente imbestialire. Come chi dice che ti stima solo perché in un determinato momento hai sentenziato un parere che a loro è piaciuto. Ma per stimare qualcuno non bisognerebbe innanzitutto conoscere quella persona e capire esattamente com’ è? Certo si può stimare quello che dice, quello che scrive, ma per stimare la persona in toto, ci vuole ben altro.

Con il tempo e l’esperienza ho imparato a pesare le parole che dico e che sento (nel bene e nel male), mi hanno sempre detto che ho la lingua che taglia e cuce; bastava una parola o un tono sbagliato per infuriarmi e seppellire sotto una valanga di parole (il più delle volte sbagliando i toni, ma non i concetti) il malcapitato/a con cui parlavo (lingua che taglia), dall’altra parte, ogni volta che provavo un emozione piacevole, non mi sono mai negato di farlo percepire a chi avevo di fronte (lingua che cuce).

Ci è voluto tempo ma alla fine sono riuscito ad equilibrare i termini e le emozioni che vengono dal cuore; prima un “ti voglio bene” o “tvb” (abbreviazione che ora detesto), era all’ordine del giorno alla fine di un sms o di una telefonata; ora no! Mi veniva spontaneo dirlo senza comprenderne il reale significato e valore, lo dicevo solo perché in quel momento mi andava di esprimerlo, ma forse non ero pienamente consapevole dell’ effetto che queste parole, messe in un ordine preciso, potessero avere per le persone che le sentivano pronunciare.

In passato ero molto illuso sui sentimenti o forse, mi affezionavo troppo a tutti; persone che fondamentalmente hanno avuto molto da me, ma ben poco io da loro e il “ti voglio bene” da parte mia, era normale; errori che fanno crescere e da cui si impara.

Esprimere un sentimento, per quelli come me, che hanno subito una delusione dietro l’altra nei sentimenti  ed in amicizia, può diventare difficile, o meglio diventa difficile quando il sentimento non c’ è, quindi, se non provo affetto per una persona non esiste al mondo che io dica “ti voglio bene” O “sei importante” né tantomeno, nel caso dell’ amore, “ti amo”. Ho anche il coraggio di rispondere (quando alcune frasi sono rivolte a me) con un sincero GRAZIE! Piuttosto di essere falso o dire cose "ad cazzum".

Sarò diventato cinico, eppure, preferisco non pronunciare certe “sacre parole” se non c’ è la necessità o se non mi sento di dirle.

Queste parole per me sono fondamentali e di importanza primaria, le dico SOLO a chi se le merita, a chi ha dimostrato che è presente e stabile nella mia vita, a chi stimo, a chi credo possa essere un elemento valido nel mio percorso e con cui voglio condividere gioie e dolori, le dico alle persone che amo profondamente e che so che non potranno mai ferirmi in nessun modo (anche se può succedere).

Troppe volte mi è capitato di dire “ti voglio bene” a qualcuno e di ricevere come risposta un “che dolce che sei”, troppe volte ci si può illudere che le emozioni che si provano, siano specularmente sentite dalla persona a cui le esprimi.

Come la parola “amico”, viene usata troppo spesso, senza che abbia il significato per cui quell' insieme di vocali e consonanti è nato; faccio sempre una grande distinzione tra amici e conoscenti, quando mi viene detto: "ma tu sei un mio amico", mi è capitato spesso di dire: “no, l’amicizia è un'altra cosa, io e te siamo conoscenti, per essere amici ne deve passare di acqua sotto i ponti.”

Per dire “ti voglio bene”, in modo reale, ci vuole forza e coraggio, esponendosi e aprendosi con un altro individuo, (che non siamo noi) indipendentemente dal sapere se quel sentimento è a senso unico o meno, il primo «ti voglio bene» va detto a noi stessi. Se vogliamo bene e stiamo bene con noi stessi, è molto probabile che riusciamo a volere realmente bene agli altri e a fare percepire di stare bene con loro.


Stefano Zulian